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Roccadaspide. Manca l'ortopedico 84enne trasferita a Battipaglia attende tre ore prima del ricovero

A ottantaquattro anni rimane quasi quattro ore in ambulanza dopo essersi rotta il femore. E’ accaduto sabato ad un’anziana di Roccadaspide. Sinforosa Antico, questo il suo nome, si trovava in casa in località Fontana Ventura quando all'improvviso si è accasciata a terra a causa della rottura del femore. Nonostante lo spavento e i dolori, la donna è riuscita, strisciando sul pavimento, ad affacciarsi al balcone per chiedere aiuto. Giunti i familiari, è stato contattato il 118 affinché l’anziana venisse soccorsa. I sanitari in ambulanza, giunti poco dopo, hanno adagiato la donna sulla barella in modo da non muoverle l'arto. Ma solo dopo dieci minuti, come raccontato dalla figlia di Sinforosa, Antonella Quaglia, hanno avuto disposizioni dalla centrale di portare l’anziana presso l’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia. Una decisione che ha sorpreso i parenti della pensionata, consapevoli del fatto che presso il nosocomio di Roccadaspide fosse presente il reparto di Ortopedia e Traumatologia. La signora Antico, giunta a Battipaglia, non ha visto terminare la sua odissea in quanto il personale dell’ospedale è stato costretto a trattenere l’ambulanza con all’interno la donna nel parcheggio del nosocomio perché, proprio in quei minuti, stava sopraggiungendo una donna positiva al Covid da ricoverare con urgenza poiché prossima al parto. “Mentre l’ambulanza veniva trattenuta nel parcheggio mia mamma urlava dal dolore. Si è scoperto dopo dalla radiografia che l’osso si era rotto e girato di traverso quindi avrebbe potuto avere altre complicazioni. In quelle ore ho pianto, non sapevo cosa aspettarmi” ha raccontato Quaglia. La pensionata giunta in ospedale alle 11:30 ha avuto accesso al Pronto Soccorso solo alle 14:00; tre ore e mezza dopo il suo arrivo. In questo lasso di tempo gli uomini del 118 hanno provato a ricontattare la centrale che li ha invitati a rimanere a Battipaglia sostenendo che non c’era posto da nessun altra parte. “Il personale sanitario non si spiegava perché la centrale avesse mandato una paziente lì nonostante la mancanza di posto. Non sapeva come fare in quanto non solo il posto per mia madre non si era liberato, ma il protocollo, dopo la ricezione di un paziente ammalato di Covid, prevede che venga messa in campo una sanificazione che dura oltre un'ora. Quando finalmente è riuscita ad entrare in ospedale, le hanno dato un posto letto d’appoggio e le hanno messo la gamba in trazione. E' stata portata in reparto solo lunedì, nonostante l'impegno del personale. In pratica a causa della mancanza di posti mia madre è rimasta tre ore e mezzo in ambulanza e due giorni e due notti in Pronto Soccorso” ha continuato Quaglia. Antico è stata operata con successo ieri perché, dall’interruzione dei farmaci che la donna assumeva per altri problemi, dovevano passare almeno cinque giorni prima dell'operazione. “Sarebbe bastato che l’Asl avesse sostituito il medico in malattia per far funzionare a pieno il nostro reparto di Ortopedia. E’ l’ennesimo episodio che denota la disorganizzazione inaccettabile del DEA” ha fatto sapere Girolamo Auricchio, vicesindaco di Roccadaspide. Di certo si parlerà anche di questo durante l’incontro voluto da Gabriele Iuliano, sindaco di Roccadaspide; Franco Alfieri, sindaco di Capaccio Paestum e Girolamo Auricchio, presidente dell’Associazione Aree interne del Cilento, che si terrà sabato tra i sindaci del territorio e i vertici sanitari e regionali.


Alessandra Pazzanese


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